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15 agosto, 2013

UN PIZZICO DI ... GITE CULTURALI



I parchi letterari sono parti di territori, caratterizzati da diverse combinazioni di elementi naturali e umani, che illustrano l'evoluzione delle varie comunità locali attraverso la letteratura.
Sono i luoghi stessi, infatti, che comunicano le sensazioni che hanno ispirato tanti autori per le loro opere e che, questi parchi, intendono far rivivere al visitatore attraverso posti che ricordano l'autore e la sua creatività, anche attraverso la valorizzazione dell'ambiente, della storia e delle tradizioni di chi, in quei luoghi, ci abita.

Oggi voglio parlarvi di due di questi.

 "GIOSUE' CARDUCCI"  - DI CASTAGNETO CARDUCCI (LIVORNO)

Chi si trovi a percorrere le strade di questo capoluogo, non potrà fare a meno di notare varie indicazioni segnaletiche per un "parco letterario".
Ma sarebbe fuori strada chi cercasse un giardino o una riserva naturalistica, semplicemente perché nel "parco"  si trova già.
Il viale di Bolgheri, il borgo di Castagneto, la casa d'infanzia del Carducci, come luoghi di vita e di ispirazione del poeta, sono già il "parco" stesso.
Visitarli e percorrerli con la disposizione emotiva giusta, può diventare, quindi, un vero e proprio "viaggio dell'anima".

“ Quel tratto della Maremma che va da Cecina a San Vincenzo, è il cerchio della mia fanciullezza… Ivi vissi, o, per meglio dire, errai..."
 G. Carducci - (Lettere )




"SALVATORE QUASIMODO" - DI MODICA (RAGUSA)

Questo parco letterario, fa  rivivere l’opera del poeta nei luoghi d’origine da lui molto amati.
Modica, sua città natale, rappresenta una sfaccettatura di quella Sicilia che tanta importanza ebbe nella sua formazione e produzione poetica.
Il percorso sarà, allora, tra i vicoli del centro storico di Modica, per andare alla scoperta delle poesie di Quasimodo,  poste in luoghi particolarmente suggestivi della città, da dove si potranno ammirare il dedalo di viuzze e tetti e sullo sfondo i colori dei monti Iblei.

“…Il vento, a corde, dagli Iblei dai coni
delle Madonie strappa inni e lamenti
su timpani di grotte antiche come 
l’agave e l’occhio del brigante…”
Salvatore Quasimodo - (Che lunga notte)


BUON FERRAGOSTO!!

Laura  (Fenix)



15 febbraio, 2013

UN PIZZICO DI… RELIGIONE che fa tanto bene al cuore


Lo confesso: sono una pessima cattolica. Ho un grande rispetto per la religione a cui sono stata educata e per tutte le altre religioni del mondo, ma non ne sono certo una valida praticante, anzi!

In periodi in cui spesso la nostra Chiesa è nell’occhio del ciclone, è più che naturale farsi tante domande. E magari cercare delle risposte. Risposte che spesso sono sotto ai nostri occhi.

Anche in questi giorni la Chiesa e il Vaticano sono al centro dell’attenzione mediatica, per le sorprendenti dimissioni del Papa.

Quando accade qualcosa di negativo, tendiamo a dimenticare tutto il buono che in una persona o istituzione possa esserci. E anche questo non è giusto. Perché bene  e male sono due piatti della stessa bilancia e nessuno dei due deve essere svuotato per essere nascosto o dimenticato, a parer mio. Per questo oggi vorrei parlare di una valida rappresentante della Chiesa:  Suor Paola, già “missionaria da anni” nel quartiere difficile in cui vivo.

Da Marzo 2012, Suor Paola è a MWESO, regione NORD KIVU a est della Repubblica Democratica del Congo, ai confini con Uganda, Ruanda e Burundi. La “base” ufficiale è a Mweso, ma da lì si spostano per prestare la loro opera di supporto nei vari campi  circostanti,  attualmente 8 con più di 20.000 persone.


Quando arrivano i ribelli e l’esercito, tutti loro, migliaia di persone, sono costretti a scappare e a cercare rifugio altrove, in attesa di poter tornare ai loro campi.

Se un minimo collegamento internet c’è, pubblica foto Suor Paola, dei posti e della gente del luogo. Sono foto che raccontano terre dal fascino suggestivo, campi fatti di capanne, persone povere, sempre a  lavoro o che cercano di imparare in una scuola improvvisata, abitanti in fuga, trincee dell’esercito,  fori di proiettili.

Ma  non sono foto che parlano solo di miseria. Ritraggono grandi  occhi in visi scarni e sorridenti. Bambini che niente hanno e si divertono con nulla. E le donne indossano vestiti colorati, portano pesi (reali e morali) sulle spalle con una dignità che mi lascia senza parole. E anche loro sorridono.


Suor Paola fa parte di quella Chiesa che a volte lascia perplessi. Ma non dimentichiamo che tantissimi sacerdoti e suore come lei, ne tengono alto il nome e l’operato nel mondo intero, ma soprattutto nei posti più difficili, dove il solo scopo è sopravvivere per riuscire a vedere un nuovo giorno. E se nel frattempo possono aiutare questi villaggi anche solo a sperare in un futuro migliore, loro sono sempre pronti: a combattere contro le molteplici difficoltà (malaria compresa), scappare e tornare.

Riporto di seguito le  parole di suor Paola del 25 dicembre 2012:

Le "case" dei profughi (hutte) sono in fango e paglia, molto più simili alla capanna dove é nato Gesù, piuttosto che le nostre case piene di luci, addobbi, tanto cibo e regali sotto l'albero.
Si, non ho bisogno di fare presepi perché ogni capanna è come se fosse la capanna di Gesù.
Questa la mia gioia in questo Natale, la sensazione di vivere a Betlemme.


Un grazie di cuore a Suor Paola e a chi come lei offre il proprio operato a chi ha grande bisogno di aiuto.  Questa è la religione che sento riempirmi il cuore e rinfrancarmi l’anima.
by Lisa

* Le foto pubblicate sono gentile concessione di Suor Paola.

15 novembre, 2012

Un pizzico di...

Rieccoci di nuovo che tocca a me, Stefylu, raccontarvi qualche curiosità o qualcosa di bello, nuovo o interessante per la rubrica
 
Mi piace viaggiare con il pensiero non potendolo fare granchè nella vita quotidiana, quindi navigo spesso alla ricerca di posti fantastici, unici e questa volta ho deciso di raggruppare una serie di immagini che sembrano farci avere un messaggio dalla natura, da Madre Terra: Lei ci Ama.


L'acqua di questo lago quasi scintilla. Si chiama Glaslyn (starebbe per Blue lake) e si trova nel Galles del nord .
Anche i coralli in Australia si sono uniti in questa forma sentimentale...


E in Patagonia volevate che non ci fosse un'isola a cuore? Più esattamente è nel lago di Gutierrez della Patagonia argentina.

E questa è l'isola di Travarua nelle Fiji.

Giusto per completare in maniera spericolata ecco, nel Volcanoes National Park, il cuore pericoloso:


 Visto tutto,  mi è venuto poi da chiedermi da dove nasce la forma del cuore che si disegna per indicare l'Amore, perchè come sappiamo quel disegno non è proprio uguale al nostro organo palpitante.
Pare sia difficile appurarne l'origine.
Infatti qualcuno dice che  derivi dall'aspetto del pube femminile. Per la Chiesa cattolica pare fosse stato un simbolo utilizzato per la prima volta nel XVII secolo, quando Santa Margherita Maria Alacoque ebbe una visione di una forma di cuore dentro una corona di spine. Ma il simbolo è presente in vetrate molto più antiche.
 Per altri  il simbolo del cuore è piuttosto simile al geroglifico egizio utilizzato per indicare il concetto del cuore (ỉb): la natura sessuale di quel concetto, combinata con l'ampio uso del silfio nell'antico Egitto per il controllo delle nascite(oltrettutto i semi del silfio erano a forma di cuore), lascia pensare che il geroglifico ỉb possa essere derivato dalla forma del seme di silfio.
 E nel VII sec. a. C. anche i coloni greci usavano il silfio come rimedio anticoncezionale, rimedio tanto noto che alcune monete di quella città avevano incisa la forma del cuore.

Come sia sia... per me è inequivocabile pensare all'Amore della Terra vedendo tante immagini di luoghi a forma di cuore.

Buon cuore a tutti.
Stefylu.


15 agosto, 2012

UN PIZZICO DI...


VACANZE!!!!!!
Questo mese tocca a me, Stefy, scrivere per questa rubrica e visto il periodo ho deciso di parlarvi di una località di mare, esattamente dove sono ora. Senigallia. Splendida cittadina in provincia di Ancona. Bandiera blu d'Europa, famosa per la sua spiaggia di velluto e per la rotonda sul mare, ristrutturata e riaperta al pubblico nel 2006.
Non posso dire di conoscere bene questa località, ma un pò ne faccio parte essendo il paese d'origine di mio papà e ci ritorno con piacere tutte le volte che posso.
Ogni estate a partire dal 2000, ad agosto si svolge una bella manifestazione, il Summer Jamboree Festival internazionale di musica e cultura americana anni '40 e '50. Una settimana di spettacoli, concerti, dove la gente sfoggia abiti e acconciature tipiche di quel periodo e ci sono sfilate di splendide auto d'epoca.
Altri eventi da segnalare e che anche quest'anno mi perderò, lo spettacolo pirotecnico sul mare il 21 agosto, davvero bellissimo da guardare con i piedi in ammollo nel mare e la 548esima edizione della Fiera di S. Agostino che si svolgerà dal 27 al 30 agosto. Per chi può, sono eventi da non perdere.

Buon Ferragosto!

15 luglio, 2012

UN PIZZICO DI...

Per la rubrica "Un pizzico di..." questa volta tocca a me, Stefania, parlarvi di qualcosa che mi frulla per la testa e visto che siamo in piena estate e con temperature torride ho deciso di parlarvi di un pò di TURISMO MADE IN SUD.



Sono pugliese, la mia regione è detta la California d'Italia per l'esposizione solare ed il clima, celebri sono i luoghi marittimi visto che siamo circondati dal mare si può dire tra Mar Ionio, Mar Adriatico e Mar Mediterraneo volendo. Di sicuro avrete sentito parlare di varie località del Gargano come ad es. Peschici o Vieste, di altre nel Salento come Ostuni o Gallipoli e via discorrendo ma in Puglia non c'è solo il mare e così oggi vorrei parlarvi del mio territorio, quello della bassa Murgia barese, denominata anche Valle d'Itria, comprensiorio delle grotte e dei trulli.

LE GROTTE DI CASTELLANA
La natura carsica del sottosuolo pugliese ha dato origine a numerose grotte dalle forme e dalle dimensioni più varie. Grande importanza rivestono quelle di Castellana, in provincia di Bari, scoperte nel 1938: si estendono per una lunghezza di circa 3 chilometri, fino a raggiungere profondità dell'ordine di 72 metri al di sotto del livello del mare. L'ingresso naturale è rappresentato da un'enorme voragine profonda 60 metri denominata la grave, termine dialettale locale per indicare una grande voragine. Da qui è possibile raggiungere la caverna nera, così denominata per la particolare colorazione che assumono le pareti per la presenza di piccoli funghi. Passando tra le colonne di stalattiti e stalagmiti si arriva alla Grotta Bianca (definita come la "più splendente al mondo") e la caverna della Torre di Pisa, così denominata per la particolare forma di una grande stalagmite, che ricorda l’omonima torre  toscana. La temperatura all’interno delle grotte è costante intorno ai 14 centigradi e l’umidità è tra il 94 ed il 100%.



I TRULLI DI ALBEROBELLO
Alberobello è stata dichiarata patrimonio dell’umanità’ dall’Unesco nel 1996, è nota per i suoi trulli, ne conta, infatti, più di 1.400 e perfino la chiesa, intitolata a Sant’Antonio, è un trullo. Il trullo è la tipica costruzione rurale dell’entroterra barese. Le sue origini si perdono nel tempo e il suo nome, che deriva sia dal greco “tholos”sia dal latino “turris”, sta a significare “cupola”. Sono edificati con scaglie di pietre che si reggono esclusivamente per la maestria del costruttore in quanto non si usa malta né altro materiale di sostegno. In cima al cono c’è sempre un pinnacolo di varia forma che, secondo alcuni, aveva funzione decorativa, secondo altri distintiva, perché voluta e imposta dal regnante che governava. I misteriosi segni dipinti sul frontale del cono dei trulli sono simboli magici e propiziatori, alcuni di origine pagana, altri cristiana. Agli stessi, disegnati a calce, si possono attribuire vari significati, i più comuni sono invocazioni di protezione della famiglia dal malocchio ovvero venerazione di qualche divinità propiziatoria di un buon raccolto.


LUOGHI SACRI A NOCI

L’ABBAZIA DELLA MADONNA DELLA SCALA - L’ANTICA CHIESINA
L’antica chiesina rappresenta il primo incontro con Dio in quella innocente campagna che avrebbe poi ospitato l’attuale monastero che con la sua imponente architettura domina la valle.  S’innalza tra due grandi cedri che le fanno corona. Un gioiello di arte romanica, dalle linee sobrie e modeste, ma perfette ed eleganti. Questa chiesina bisogna pensarla, come rimase per tanti secoli, sulla vetta di questa collina, sola, senza tutto il complesso attuale degli edifici, quasi regina e dominatrice di questo colle.

L’ABBAZIA DELLA MADONNA DELLA SCALA  - IL MONASTERO
Il monastero benedettino della Madonna della Scala è ubicato a circa 5 km dal centro abitato in posizione panoramica su un'altura, fu fondato nel 1930 sul luogo di un precedente monastero benedettino, di cui si conserva una chiesa romanica del XII secolo incorporata in quella nuova edificata nel 1952. Vi vive una comunità di monaci guidata dal suo priore, particolarmente suggestive sono le celebrazioni durante l’Avvento e la Settimana Santa.

 CHIESA RUPESTRE DI BARSENTO
La chiesa abbaziale di Barsento fu fatta costruire secondo la leggenda per i monaci di sant'Equizio abate da papa Gregorio Magno nel 591. La presenza di un elemento autoctono pre-romanico, ossia l’architettura dei trulli, ha fatto supporre allo studioso Franscesco D'Andria che l'origine della chiesa fosse da far risalire alla dominazione longobarda (fine VIII-inizi IX secolo), o comunque, ad un periodo non posteriore alle invasioni saracene. Altri studiosi confermano questa tesi, mentre Gioia Bertelli rinvenendo nella chiesa elementi del periodo romanico ha dilatato l'epoca di edificazione ai secoli XI-XII (sottolineando che il monumento non presenta alcuna caratteristica architettonica tale da farlo ritenere una costruzione realizzata nell’alto Medioevo). La costruzione si erge in posizione dominante in cima ad una collinetta affacciata sul "canale di Pirro" (440 m s.l.m.), a circa 6 km dall'abitato.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLA NATIVITA’
La collegiata (Chiesa matrice) rappresenta un ampliamento in fasi successive della chiesetta già esistente nel XII secolo dedicata al culto mariano e radicalmente trasformata nel corso dei secoli. Attualmente disposta su tre navate, ospita un fonte battesimale policromo trecentesco, un gruppo scultoreo della Madonna in trono col Bambino (1505), attribuita all'artista locale Stefano da Putignano; un Crocifisso barocco e 14 grandi tele della Via Crucis. Le tele sono citate nei documenti di archivio della chiesa a partire dal 1745 e costituiscono una collezione stilisticamente povera e modesta, con influssi caravaggeschi, probabilmente commissionata dal capitolo della chiesa al frate leccese Luigi del Santissimo Sacramento con l'obiettivo di istruire i fedeli. Nel presbiterio si trova un polittico in pietra locale e legno. Commissionato dal conte di Conversano Giulio Antonio Acquaviva e realizzato da Nuzzo Barba di Galatina, in esso sono collocate 9 statue lapidee ad esclusione di una in legno, che raffigurano la Madonna con bambino nella parte centrale, nel registro superiore Sant'Antonio da Padova, San Rocco, San Sebastiano e il Cristo risorto, mentre nel registro inferiore San Domenico di Guzman (in legno), San Pietro, San Paolo e San Vito Martire. All'antica facciata gotica della collegiata, con interventi effettuati tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX, si sostituì un nuovo prospetto neoclassico attraverso la costruzione di un grosso frontone che alterò il disegno originario. Nella seconda metà del XVIII secolo è portato a termine il campanile attuale (alto 35 m) in sostituzione di quello preesistente. A metà Ottocento è infine l'innalzamento della volta lignea della navata centrale e l'inglobamento delle colonne risalenti alla struttura gotica in nuovi pilastri lapidei.

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA CROCE
Il Santuario si trova a circa 1 km dal centro abitato sulla strada provinciale per Castellaneta. Giusta la storiografia locale, fu fatto edificare nel 1483 dai coniugi Pasquale Giannotta e Cecca De Nigris e da Angiolo Gusmano in onore della Madonna della Croce, il cui affresco fu rinvenuto, secondo la tradizione popolare, nella grotta esistente in un boschetto poco distante dalla Chiesa. Durante i secoli il Santuario ha subito vari ampliamenti per la cresciuta devozione dei fedeli, per l'aumentata popolazione, per i numerosi pellegrinaggi di devoti delle città limitrofe e dell'intera regione. Nel 1601 venne a visitarlo il Duca di Noci Giulio Acquaviva dei Conti di Conversano, il quale, per ringraziare la Vergine della salute riacquistata, offrì un paliotto ricamato in oro con la scritta A duce Nucum redivivo - MDCI. Sull'altare maggiore vi è l'affresco raffigurante la Madonna con il Bambino che sostiene nella mano sinistra un globo sormontato da una croce; un'altra croce, più grande, è posta in primo piano sulla figura della Madonna. La Madonna della Croce è, con san Rocco, compatrona di Noci e come tale viene festeggiata solennemente il giorno tre di maggio: durante tutto il mese mariano, inoltre, si susseguono le visite al Santuario e nella Chiesa Madre dove viene esposta una tela con l'effigie della Madonna.



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