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01 giugno, 2015

CAMBIARE ROTTA




L’editoriale di questo mese si ispira ad una storia vera, la storia di una mia amica e dei problemi che ha vissuto con il figlio in una fase critica, come può esserlo l’adolescenza. Una storia che lascia sulla pelle la salsedine e nelle narici l’odore del mare. Non un mare qualunque, ma il mare della vita.

Difficile non notare quanto questa storia vera, sia in realtà una storia comune, la storia di un ragazzo che, complice un’amicizia (o forse dovrei dire una frequentazione) sbagliata, ad un certo punto, nonostante sia sempre stato molto seguito dai suoi genitori,  perde la bussola tra le onde di un mare in tempesta ed inizia ad andare alla deriva in acque sconosciute e ricche di insidie.

Può accadere a chiunque. Anche nelle famiglie “migliori”. Inutile negarlo.

Per circa due anni, questo ragazzo si è visto impegnato, suo malgrado, in una lotta dove identificava i suoi genitori come  avversari. Avversari il cui unico intento era salvarlo, tirarlo fuori da quel mare che si faceva sempre più tempestoso. Due anni in cui nessuna delle due parti si è arresa e lui si lasciava trascinare da chi credeva amico. Ed ovviamente amico non era. E neanche alleato.

E cosa possono fare due genitori che vogliono salvare un figlio a tutti i costi? Prendere forse la decisione più difficile e per qualcuno più dura: gettarlo nel mondo, lontano da loro, lontano da quel falso amico che stava dirottando tutta la nave.

L’unica alternativa più immediata è stato imbarcarlo su navi mercantili, dove la forza lavoro è sempre ricercata, non sempre pagata e dove non tutti sono disposti ad offrirla. Perché lavorare su una nave per mesi, sembra restringere il mondo a qualche centinaio di metri quadri di ferro. I genitori lo avrebbero fatto imbarcare anche a costo di dover loro pagare la compagnia (testuali parole della mia amica), ma per fortuna non è stato necessario arrivare a tanto. Dopo due anni, erano intenzionati più che mai a tentare il tutto per tutto per amore di quel figlio.

Tempo  qualche settimana di distanze enormi e di silenzi, qualcosa accade. Il ragazzo, prese le distanze da tutto e da tutti, si rende forse conto di essere parte del mondo, seppure in uno spazio ristretto. Affronta onde anomale con relativi danni, costeggia Paesi dove è un rischio scendere a terra, si inoltra nel non sempre facile cammino dei rapporti umani. E’ un mondo ben diverso dal porto da cui è partito. Un mondo che offre gioie e dolori e la possibilità di rendere tutto un’esperienza di crescita e non una spiaggia in cui arenarsi. Inizia quindi a correggere la sua rotta e la prima persona con cui riprende i contatti è sua madre. La stessa madre alla quale  dice che non deve preoccuparsi per lui perché tutti i loro “combattimenti” gli sono serviti.

Mentre ascolto questa storia che qui descrivo restando il più possibile nel vago, mi rendo conto di quanto sia difficile essere genitori, di quanto tutti possono mettere potenzialmente al mondo dei figli e questo non basterà a renderli genitori veri. Mi travolge come uno tsunami, per restare in tema, la dimostrazione d’amore più grande che è crescere i figli con immenso amore ben dosata a  doverosa fermezza. Perché un figlio non si perde quando lo si mette in condizioni di lasciare la propria casa, lo si perde quando gli si consente di “non crescere”.

Forse tutti abbiamo attraversato un momento in cui voler restare un po’ bambini. Ma il mare della vita riserverà per tutti onde sempre più alte da affrontare. E per affrontarle è necessario crescere come quelle onde, fino a cavalcarle.

Ciò che questa storia mi insegna e conferma è che correggere la rotta si può. Per qualcuno basta volerlo, per altri è necessario un brusco risveglio, spesso frutto di un grande atto di coraggio.

Ora il ragazzo è un giovane uomo nel bel mezzo del mare della vita. Solca i mari su navi comandate da altri, ma chissà? Un giorno forse anche lui comanderà una nave. La nave che è la vita e di cui sarà pronto a prendere i comandi per raggiungere nuovi porti. Un po’ sarà stato merito suo, un po’ merito di genitori che non lo hanno abbandonato. Mai.

A lui e a tutti coloro che avranno il coraggio di cambiare/correggere la rotta, auguro buona fortuna… Anzi, no!  Buon vento!

By Lisa

01 giugno, 2014

ADOLESCENZA


Istruzioni per l’uso.
Dove sono? Le voglio!
Ormoni impazziti, testosterone alle stelle. Aiuto!
Sono stata adolescente anch’io… ok, lo sono stata vent’anni fa, tutti abbiamo passato quella delicata fase di ribellione, avevo amici e compagni sempre pronti a far danni, scherzare e zero voglia di studiare, ma quanto sono cambiate le nuove generazioni.
Ho una figlia, quasi tredici anni, qualche scatto d’ira tipico dell’età, ma abbastanza obbediente e sotto controllo. È tutto quello che vedo intorno, che mi preoccupa.
Ragazzini con ancora i denti da latte e la sigaretta in bocca. Dodicenni che marinano la scuola, rispondono male ai professori e i genitori li difendono… Io, se mi azzardavo a fare una cosa del genere… bè, non sarei qui ora scrivere…
Ragazzine sfacciate che si comportano da donne vissute, cambiano il “ragazzo” con la stessa frequenza con cui io cambio le lenzuola e non hanno paura di niente e nessuno.
Cellulare sempre in mano, social network, profili pubblici, zero privacy ed età contraffatte. Lo vedo ogni giorno, tra i compagni di mia figlia e nessuno che controlla.
Grave episodio successo qualche mese fa, qui, nel mio piccolo paese di provincia: 
Gruppo di adolescenti ruba alcolici in un ristorante. 
Presi subito. Tutti dai carabinieri. Genitori convocati e, ceffoni e castighi? Ma scherziamo? Difesi e perdonati, per l’ennesima volta.
Questa nuova generazione fa paura, sì, ma anche i loro genitori.
Non sono perfetta nemmeno io, anzi, ma forse a qualcuno, le istruzioni servivano al momento del concepimento.  
Ho sequestrato a mia figlia il cellulare per un brutto voto tenuto nascosto e lo riavrà alla fine dell’anno scolastico. Esagerata? Cattiva? Figlia mia, se combini qualcosa, io non ti difendo. Ti rinchiudo in casa fino a quando non diventi maggiorenne!
Ovviamente non tutti i ragazzini sono così.
Grazie al cielo.
Ma se questa nuova generazione, senza arte né parte, sono gli adulti di domani, si salvi chi può!

Stefy



01 giugno, 2013

Generazioni e il peso dell'essere ...solo domande e ognuno tiri le sue somme.

Generazioni e il peso dell'essere ...solo domande e ognuno tiri le sue somme.

Generare, generalizzare, apparire, appartenere, essere, vanità, solitudine.
In quest'ordine o mescolate, queste sono parole che racchiudono ognuna un vasto concetto su cui si potrebbe discutere per giorni e giorni.
Ma basta provare a farsi anche  solo domande e di certo le risposte arrivano da sole.

L'apparire gratifica e dà senso all'esistere delle mode non c'è dubbio.
Se penso a mia madre che portava la minigonna perchè era di moda e a me che portavo il jeans da paninara a modo mio, mentre per essere davvero una paninara bisognava mettere anche altro... sì, un minimo abbiamo seguito anche noi la moda.
Ma se noi - e per noi intendo quelli della mia generazione,i quarantenni di adesso-  mettevamo la minigonna eravamo delle poco di buono, invece se avesse messo mia madre, nel suo allora, un jeans da paninara avrebbe lanciato una moda con un ventennio d'anticipo?
E i nostri figli giudicati la generazione di presuntuosi, pigri e figli dell'autoscatto?
Quanto c'è stato di vanità nella generazione di mia madre e quanta ce n'è nella mia e in quella dei nostri figli ?
Seguire una moda è da vanitosi o segno di un disagio chiamato solitudine? Perchè dietro questa mania dell'autoscatto  più che vanità  ci vedrei proprio senso di solitudine, più voglia di dire "Ci sono"!

Certo è che se c'è una cosa che non piace a nessuna generazione è di essere racchiusa in una definizione generalizzante... eppure continuiamo tutti a farlo!

Quando ci si veste e ci si trucca, quanto lo facciamo per noi e quanto per gli altri?
Ci si compera mai nulla sulla valutazione ipotetica di quanto un capo o l'altro ci rende più carini agli occhi degli altri?
E questo farebbe parte di vanità o insicurezza?
Quante volte a settimana ci "sistemiamo" e quante ci  si lascia così come si è (leggi anche "ci si trascura")?

Sono domande che andrebbero forse bene per qualsiasi generazione a partire da  quella dopo l'uomo con la clava?
Non lo so, ma per molte molte generazioni passate, presenti e future vale porle.
Fra essere e apparire credo che la maggioranza vorrebbe dire che conta l'essere.
Poi a conti fatti ancora oggi- anzi oggi forse più di prima - si dà la precedenza all'apparire. O si lascia essere a questa precedenza: vedi la stangona che, 90 su 100, tutti crederebbero fare la modella, ma che si scopre laureata in fisico nucleare ed a un certo punto si ribella e vuole essere valutata per la sua intelligenza.

Se qualcuno dicesse "No, dai che si dà più attenzione all'essere che all'apparire" potremmo essere pronti a dirgli che allora non si spiega perché si sta lì a decidere , a volte fin da prima di coricarsi la sera, cosa indossare l'indomani?
E perchè ci si copre le congenite occhiaie, cercando il correttore più a lunga tenuta? Come mai quando deve uscire con noi, pretendiamo dal nostro partner che metta la nuova e "bella" camicia che gli abbiamo regalato, invece che la solita presa da solo senza badare che non si abbina a niente che già si ha?
E lui ...lui perché pretende che tu ti metta qualcosa da strafiga per la cena coi colleghi? Che gli si sfoltiscano  le sopracciglia e si sceglie un dopobarba che lascia una scia persistente alla mezz'ora ?
Ovvio che ci si può giustificare dicendo che vogliamo sempre sentirci a posto con noi stessi e migliorare il nostro partner.
Ma se ci trovassimo in una condizione in cui tutti devono per forza mostrarsi come sono(metti un disastroso terremoto), ci sentiremo più a nostro agio pur non essendo a posto come sempre cerchiamo d'essere?


Una corrente di pensiero dice che l'uomo è un animale di gruppo,  un'altra attesta che l'uomo è alla ricerca di sè attraverso il gruppo... insomma come vogliamo metterla possiamo metterla,  tanto c'è sempre una  giustificazione... in barba al senso dell'essere, della sostanza e della genuinità.

01 ottobre, 2012

La scuola




È iniziata la scuola. Grandi e piccini tutti in classe.
Mamme in festa o mamme sull’orlo di una crisi di nervi?
Io faccio parte della seconda categoria.
Mia figlia ha iniziato la prima media… (mi sembra ieri quando l’ho accompagnata all’asilo la prima volta…) e dopo le prime emozioni ecco che ti investe il caos.

   “Mamma non voglio andare a scuola!”
Cominciamo bene…
Troppi libri, troppi insegnanti, troppe materie, troppe cose da fare!
Ok, calma, possiamo farcela!

   “Lo zaino è troppo pesante, mi compri quello con il trolley?”
Più che lo zaino nuovo, servirebbe una valigia. 55x40x20 come richiede la Ryanair dovrebbe andare bene, anzi, forse non basta…

  “I professori ci hanno dato la lista del materiale da comprare!”
Facevano prima a scrivere ‘compratevi la cartoleria’!
Cartelletta grande per artistica, cartelletta piccola per tecnica. Album lisci, ruvidi, squadrati, grandi e piccoli, matite così e gomme cosà. E poi, vogliamo parlare dei quaderni? I cari vecchi quaderni, pratici e leggeri, dimentichiamoceli, ormai sono fuori moda. Ora solo raccoglitori, grandi e pesanti con i fogli che, conoscendo l’innata grazia da elefante di mia figlia, rischiano di strapparsi in ogni momento. Tre raccoglitori e lo zaino è pieno… sì, e i libri dove li mettiamo?

   “Arte non mi piace, odio disegnare!”
Va bè, non siamo tutti dei futuri Michelangelo, non sei portata per il disegno pazienza, provaci almeno.

   “Quello di ginnastica urla sempre, è severissimo e se non sei veloce a cambiarti ti fa fare ginnastica in mutande, non mi piace!”
Chissà, forse è la volta buona che scendi dalle nuvole…

   “Il mio flauto non funziona!”
Probabile… (figlia di un musicista ma evidentemente ha preso le mie inesistenti doti musicali…)

  “Quella di matematica parla lentissimo, mi stavo addormentando.”
Povera professoressa… l’avevo anch’io… vent’anni fa!

   “Perché c’è anche francese? Inglese bastava!”


E siamo solo alla terza settimana.
Santa Pazienza aiutami tu!
Quanto manca alla fine della scuola?

01 agosto, 2012

Metti caso...

Le dieci regole d'oro... metti caso che te le ritrovi davanti dopo una settimana orrenda dove qualcuno falsamente perbenista(che già il convinto perbenista ti fa ridere, figuriamoci il falso perbenista ossia quello che ti critica in lungo e largo e poi fa le stesse cose - se non peggio- che biasima di te) ti ha fatto raggiungere il limite della sopportazione.
Te le leggi con ancora un po' di rabbia dentro per certe assurdità che devi sorbirti e davanti a cui se scoppi, devi mettere caso che puoi solo peggiorare l'opinione che hanno di te ... quell'opinione per portato a dire, per sentito dire...
Vabbè , intanto che mediti te le leggi.
Sostanzialmente dicono :
1- No alla tv-sitter. Pensi "ci siamo",
2- Sì alle regole ma con elasticità. Ti dici "ok, ci siamo" ,
3- Giudizi: niente critiche eccessive ne trattare i figli come principini. Pensi "ehmm...aglia uno ne ho e non l'ho mai trattato da principe, semmai qualche critica di troppo sì"... aglia!!!" Ti stai mangiando la pellicina di ogni dito. Una vocina ti suggerisce "Cerca di non essere come al solito drastico e duro con te stesso, significa solo che devi migliorare".
4- Punti di forza: ognuno ne ha, incoraggiare puntando su quelli. Ti dici "ok, ci sto provando da un po' ".
5- Responsabilità: imparargli fin da piccoli ad assumersi le proprie responsabilità perchè diventerà così un adulto maturo e col senso del dovere. Pensi che è una delle prime cose che hai cercato di trasmettere a tuo figlio.
6- Dialogo e interesse alle loro emozioni. Ci sei, condividete da sempre e in pieno le brutte come le belle.
7- Condivisione e disponibilità. Ti fai un cenno col dito per dire "come sopra".
8- Sostegno nell'aiutarli a gestire frustazioni, insuccessi e ingiustizie. Pensi con l'incognita del punto di domanda se il lasciargli vedere le cose sulla tua pelle e le tue reazioni possa essere dimostrativo, quasi come un messaggio di una possibilità su come comportarsi quando poi toccherà a lui. Pensi alle poche volte(per fortuna poche) che gli è capitato e tu gli hai spiegato le altre possibilità fra cui scegliere : sarà una forma di sostegno(?)
9- Esempio e non solo parole. Ti rifai il cenno col dito ...
10- Riferimento: no ai genitori amici come no all'autoritarismo, sì alla guida discreta, all'affettuosità autorevole. Fai un sospiro tipo in un sorso solo, di quelli per nulla di sollievo :no, sei ancora un po' tanto autoritario... devi migliorare eccome se devi!

Dopo questo break che doveva essere distensivo con la lettura di un opuscolo da supermercato con al S lunga - inevitabile pensare "ora anche il deplinat da supermercato vuole insegnarti qualcosa in più di una semplice ricetta???"- continui a chiederti chi l'ha deciso...
Deciso cosa? Tutto.
Tutto, tutto da ciò che devi fare come genitore , come va fatto, quanto deve durare (vogliamo parlare di certe leggi?), perché lo devi fare così o colì...

AMORE... c'è qualche regola nell'AMORE?
E l'AMORE ha le sue fasi, ma c'è qualcuno che può asserire che tutti le attraversiamo da tot anni a tot anni?
Mille bimbi imparano a camminare ad un anno, altri mille entro i 15 mesi... qualcuno anche dopo.
C'è qualche forma di AMORE che superi quello fra madre e figlio? Padre e figlio?
C'è scritto da qualche parte la definzione nei temi e nei modi del Rispetto che devono portarsi?
L'AMORE ha un suo linguaggio e ogni linguaggio diventa un dialetto singolare e unico fra ogni genitore e figlio perché l'essere umano è diverso l'uno dall'altro.
Ci sono figlie e madri che sembrano odiarsi quando la figlia sta vivendo la fase adolescenziale e poi le ritrovi quando la figlia ha 30anni che bada alla madre 70enne malmessa, con una dedizione che mai avresti immaginato.
Ci sono padri che ubriachi ti menano e dopo essersi disposti a curarsi, recuperano in maniera più che sufficente su ogni lacuna... e si porteranno per sempre dentro le cicatrici psicologiche lasciate su sè stessi e sui figli, mentre qualcuno pretende di  ergersi a giudice e classificarli per sempre in base al loro passato.
Certe cose non si possono insegnare se non ne hai dentro il germe, altre non saprai insegnarle se non saranno state trasmesse a te e nel giusto modo!
E dove avrai sbagliato lo saprai solo col tempo, quando tuo figlio sarà genitore. Allora, solo allora se avrà ancora da rimproverati la stessa cosa che ti rimproverava quando aveva  10anni, forse sarà il caso di meditare molto a lungo... e magari in due!

Ci sono mille esempi condivisibili o meno ma tutti siamo una storia a sè, tutti anche il più esemplare dei genitori ha qualcosa da rimproverarsi .
E un conto è rimproverarlo a se stessi,.
Un conto sentirselo rimproverare dal proprio figlio.
Un altro ancora che ad avere da ridire sia quello che ti è vissuto alla porta accanto per 10anni e solo per quella parte di cose sentite origliando col bicchiere rovesciato sul muro, si permette di giudicarti e sparlare di te come genitore con tutti .
Guarda caso magari è uno che il figlio non lo va mai a trovare, che il nipote ci va solo se ha bisogno, uno che in casa sua non fa entrare nessuno... ma perché se è tanto perfetto come si mostra, tanto più signore di te e altri come mostra di credersi quando ti "rimprovera" dall'alto della sua età e della sua esperienza?

Metti  caso che questi perbenisti siano una fetta grossa di coloro che hanno scritto le regole sociali, famigliari, amichevoli e chi più ne ha più ne metta?

Ripercorri quegli anni addietro dove tutto sembrava perso con tuo padre, dove non avete mai recuperato nulla, dove lui se n'è andato e tu sei rimasto con le lacune mai colmate e la rabbia in corpo con cui gli hai sconvolto il viaggio verso l'aldilà.
Ripercorri i tempi in cui con chi ti ha generato dal suo ventre ti dicevi le peggio cose, frutto di regole mai lette, mai considerate, mai ... mai trasmesse a lei quand'era stata figlia.
Quindi fra te e lei andava come andava e tu  sei cresciuto lo stesso imparando a cavartela, imparando da solo a gestirti le frustazioni, il non sentirti mai all'altezza, criticandoti tu per prima come manco il diavolo farebbe...
E ricordi dei racconti degli amici che tanto meglio non stavano da figli.
Ora che siete adulti, con la vostra famiglia i vostri figli... quando ci riparli di queste cose, tutti convenite sullo stesso punto: devi diventarci genitore per capire, devi passarci per sapere davvero se era giusto tu rimproverassi qualcosa ai tuoi.
Ma anche quando sarai genitore tieni a mente che non potrai metterti mai nei panni di un altro genitore con suo figlio.
Quindi tutto il resto è aria...compresi i falsi o veri perbenisti-moralisti!


01 novembre, 2011

RIVOLUZIONE n.9 di Carla Vangelista, Silvio Muccino

Secondo libro della coppia Muccino-Vangelista.
Il primo, Parlami d'amore, non mi aveva entusiasmato molto, al contrario, Rivoluzione n.9 mi è piaciuto tantissimo.

1964, Sofia ha quattordici anni e vive il disagio del suo corpo che cambia. Ha una grande passione per i Beatles, soprattutto per Paul McCartney. Con lui parla continuamente, un amico immaginario che le sta sempre vicino. Nello stesso appartamento dove abita Sofia, quasi quarant'anni dopo, nel 1997 va ad abitare Matteo e la sua famiglia. Anche lui ha quindici anni ed è in piena tempesta ormonale. 
Sofia e Matteo due vite apparentemente diverse e lontane ma unite dagli stessi problemi adolescenziali. Paure e desideri, ribellioni difficili da gestire.


Libro letto d'un fiato. Le due storie ti tengono incollato alle pagine dall'inizio alla fine. Mi è piaciuta molto anche la figura di Daniele, che aiuterà entrambi i ragazzi a crescere.
Con molta probabilità, questo libro diventerà il prossimo film di Silvio Muccino.


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