16 marzo, 2016

FOREVER YOUNG


Protagonisti di questa storia sono un gruppo di 50enni o giù di lì che non vuole arrendersi all'idea del mezzo secolo ed un over 65 che non si capacita dei propri limiti, coprotagonisti dei 20enni che instaurano rapporti improbabili con gente più matura.

Altro della trama non voglio dirvi perché la storia è da scoprire e, più che la trama, l'interesse è per i personaggi e ciascuno dei loro mondi.

Forse un paio di protagoniste femminili non erano di mio gusto ma alla fine calzavano bene nei panni dei loro personaggi. 

Il fatto che la violoncellista fosse vegana mi ha fatto sorridere visto che è così nella realtà e Brizzi di recente ci ha scritto su anche un libro, "Ho sposato una vegana" per l'appunto.

Teocoli mi ha stupito nella sua interpretazione non comica, davvero bravo!

Si ride, sorride ma si riflette anche, è il ritratto di chi non vuole fare i conti con il tempo che passa e di situazioni inerenti, nella realtà, ne vediamo tante.

Un film che mi aveva allettato già dal trailer e il fatto che fosse di Brizzi mi dava quasi la spinta a vederlo, le mie aspettative non sono state disilluse, lo consiglio!

03 marzo, 2016

ONDA SU ONDA


Su una nave merci in viaggio verso l'Uruguay si scontrano Ruggero (A. Gassman) , cuoco solitario e acculturato, e Gegè (R. Papaleo), ex gloria della musica che si sta recando in Sud America per un concerto. Il primo ha attraversato una crisi personale ed ha deciso di abbandonare tutto per vivere perennemente imbarcato mentre il secondo è in grave crisi economica e spera di risollevarsi un po' con questo concerto.

Peccato che a Gegè cali la voce per una brutta infiammazione alla gola, riuscirà Ruggero a fingersi il cantante per dargli una mano?

Altri protagonisti sono la giovane Gilda, che ufficialmente organizza il concerto ma ha altri fini, ed il comandante della nave, davvero simpatico.

La storia si svolge per lo più all'interno, tra la nave ed altri locali per cui dell'Uruguay si è visto ben poco.

Allucinante il personaggio che interpreta un noto presentatore Uruguaiano, sembra del tutto finto, dall'aspetto al tono di voce. Magari ne esiste anche uno così, chi lo sa.

Sono rimasta abbastanza neutrale rispetto a questo film, non è sgradevole ma nemmeno accattivante, diciamo che va bene sul divano di casa ma meno al cinema. Al primo giorno di programmazione nel multisala eravamo solo in otto e l'hanno tenuto solo una settimana per cui penso le adesioni non siano state numerose.

23 febbraio, 2016

PERFETTI SCONOSCIUTI



Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare? Dopo Immaturi e Tutta colpa di Freud, Paolo Genovese dirige una brillante commedia sull’amicizia, sull’amore e sul tradimento, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “Perfetti sconosciuti”.


L’eccellenza dello stile cinematografico italiano si rispecchia totalmente in questo film, dove la scena è quasi sempre la stessa (il tutto si svolge durante una cena a casa di amici), ma i colpi di scena si susseguono incessanti. Dopo una partenza volutamente lenta per scandire i tempi di una noiosa routine, gli spettatori verranno tenuti per tutto il tempo sul filo del rasoio tra sconcerto e risate. Una commedia dai retroscena drammatici strutturata in modo tale da alternare picchi di tristezza a risate di cuore.

 Un gioco macabro, una sfida a guardare in faccia la realtà per sconvolgere una realtà apparentemente felice o tranquilla. Una sfida non facile da raccogliere e non solo per gli attori, ma soprattutto per gli spettatori che verranno bombardati per tutto il film da segnali di allarme più che evidenti.

Perché la recitazione, con questo film, porta in scena la realtà più vera, quella che in troppi non vogliono riconoscere. E non si limita solo alla coppia, ma si estende ad ogni tipo di rapporto umano.

Il gioco viene proposto da chi apparentemente non ha nulla da nascondere e durante il film si scoprirà invece che è solo la persona più sicura fra tutte di non essere scoperta.  Dubbi e incertezze vengono messi da parte da chi invece da nascondere ha tanto con la segreta speranza che tutto fili liscio.

Il finale, a sorpresa, invita a riflettere più del film stesso e lascia lo spettatore quasi confuso.

Ottima la sceneggiatura, bravissimo tutto il cast diretto da un’ineccepibile regia.

Da vedere assolutamente… ma con una buona dose di coraggio affinché la felicità, quella vera, possa essere invece reale e non costruita su castelli di carte pronti a crollare al primo soffio.

N.B : Il film mi ha stupita per il susseguirsi di colpi di scena, non certo per il tema trattato di cui sono consapevole, con grande serenità,  già da tempo. Tuttavia, per la prima volta dopo il film ho sentito il bisogno di guardare le facce degli spettatori e vi assicuro che su quelli in coppia era evidente l’amarezza e la tensione. Quindi, consiglio spassionato, se intendete continuare a vivere nel mondo delle favole, NON andate a vedere questo film.  ;-)

Buona visione

by Lisa

15 febbraio, 2016

LE BRAVE RAGAZZE VANNO IN PARADISO LE CATTIVE DAPPERTUTTO di Ute Ehrhardt

 
Le donne hanno le carte in regola. Sono attrezzate per raggiungere gli uomini in tutti i settori più importanti della vita e anche per conquistare una chiara superiorità. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre superare il muro di resistenze che frenano la loro energia: la paura dell'indipendenza, la paura dell'insuccesso, il peso della responsabilità, il timore di non essere più amate e l'eterna paura di essere sfruttate. Non esiste una formula indolore e anche le donne più sicure possono ricadere negli schemi tradizionali di sottomissione, dai quali liberarsi risulta poi molto difficile. In questo libro, Ute Ehrhardt, la psicologa tedesca che per prima ha affrontato il tema delle "cattive ragazze", propone una strada possibile. Un percorso doloroso, certo, ma necessario, costellato di esempi e testimonianze, per conquistare una profonda consapevolezza di sé, del proprio valore e delle proprie aspirazioni. Soltanto attraverso un'attenta analisi dei perché educativi e sociali, che hanno condizionato e condizionano le donne, è possibile interrompere il circolo vizioso che le porta ancora oggi ad assumere ruoli di secondo piano nel lavoro o nelle relazioni. Soltanto smettendo di essere "brave ragazze" si può diventare donne vere, vincenti.
 
La psicologa Ute spiega in modo lineare perché le brave ragazze si stampano sul volto il sorriso rassegnato e triste tipico di Monna Lisa e si ammalano anche più facilmente.
Retaggi culturali tramandati di generazione in generazione che prevedono un modello di donna servile, sottomessa, docile, obbediente ed arrendevole risultano piuttosto difficili da estirpare. Le stesse fiabe impongono modelli standard fin da piccole, iniziando un lento e progressivo addestramento a diventare una “brava ragazza”. L’esempio più eclatante quello di Cenerentola dove si vuol far intendere che chi come lei fa la “brava ragazza” anche con le sorellastre e la matrigna cattiva prima o poi verrà premiata dalla vita e troverà il principe azzurro. Si distoglie così l’attenzione dal punto chiave e ovvero che il vero ribaltamento della storia avviene quando Cenerentola disobbedisce alla matrigna e partecipa comunque al ballo.
Il libro mostra dettagliatamente come riconoscere le varie trappole della “brava ragazza”. Quello della Monna Lisa è una delle più insidiose. Di seguito mostrerà come evitarle, fino a renderle innocue.
A tratti ho trovato il metodo alquanto “duro”, poco incline alla via di mezzo, al compromesso. Ma alla fine del libro ho compreso il perché è necessario esserlo.
Perché trasformarsi in una cattiva ragazza non vuol dire essere veramente cattive, come la società vorrebbe far credere, ma semplicemente essere sicure di sé, indipendenti e pronte a combattere  per la propria felicità. Il che non escluderà a priori la felicità altrui. E se qualcuno preferisce la loro infelicità per aumentare la propria, allora saprannno prendere le dovute distanze, perché lo scopo è comprendere che è preferibile "separarsi dagli altri, piuttosto che da loro stesse".
Buona lettura
By Lisa.

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